Dino Fabbrucci: La Vita Di Una Leggenda del trotto italiano
Dino Fabbrucci è stato un celebre driver fiorentino di trotto attivo negli anni ’30 e ’40 del XX secolo. La sua carriera è indissolubilmente legata al trottatore sauro Aulo Gellio, con il quale ha ottenuto importanti successi.Nel 1935, Fabbrucci, in qualità di allenatore e guidatore, portò Aulo Gellio alla vittoria del Derby italiano di trotto. La corsa si disputò sulla distanza di 2.400 metri, e il binomio registrò una media al chilometro di 1.23.4. Questa prestazione suscitò notevole impressione all’epoca e rimase imbattuta per ben 17 anni, fino al 1952, quando Dakota migliorò il record sui 2.500 metri con una media di 1.23.2.Oltre al Derby, Fabbrucci e Aulo Gellio parteciparono a numerose competizioni nazionali e internazionali, contribuendo a elevare il prestigio dell’ippica italiana nel panorama europeo. La loro collaborazione è ricordata come una delle più significative nella storia del trotto italiano.In onore di Dino Fabbrucci, l’Ippodromo del Visarno di Firenze organizza annualmente il “Premio Dino Fabbrucci”, una corsa che celebra la sua eredità nel mondo dell’ippica. Questo evento attira appassionati e professionisti del settore, mantenendo viva la memoria di un driver che ha segnato un’epoca.L’Ippodromo del Visarno, inaugurato il 22 giugno 1827, è uno dei più antichi impianti ippici italiani e ha svolto un ruolo centrale nella promozione delle corse al trotto e al galoppo nel paese. La dedica di una corsa a Dino Fabbrucci sottolinea l’importanza della sua figura nella storia dell’ippica fiorentina e nazionale.La passione, la dedizione e i successi di Dino Fabbrucci rappresentano un esempio per le future generazioni di driver e appassionati, consolidando il suo posto tra le leggende dell’ippica italiana.

Dino Fabbrucci fu una figura di spicco nel mondo dell’ippica italiana, un uomo che dedicò la sua vita ai cavalli e alle corse, costruendo una carriera solida e ricca di successi. La sua attività professionale si sviluppò principalmente a Roma, dove ebbe modo di affinare le sue capacità di guidatore e allenatore all’ippodromo di Villa Glori, uno dei principali centri ippici dell’epoca. Qui visse fino al 1947, anno in cui il panorama delle corse italiane era in piena trasformazione, segnato dagli eventi bellici e dalle ricostruzioni del dopoguerra.Fu proprio nel corso della sua carriera che ebbe modo di conoscere Ada Aiello, una donna che avrebbe condiviso con lui il cammino della vita. L’incontro avvenne all’ippodromo di Agnano, a Napoli, un altro luogo iconico dell’ippica italiana. Il loro legame si consolidò rapidamente, e il 15 gennaio 1938 i due si unirono in matrimonio. Da questa unione nacque, a Roma, il 22 gennaio 1942, la figlia Maria, chiamata anche Maria Giulia, che portò ulteriore gioia nella loro vita familiare.Dopo la morte del padre Carlo, Dino Fabbrucci decise di trasferirsi a Firenze, città in cui continuò a coltivare la sua passione per i cavalli e le corse. A Firenze trovò un ambiente ippico vivace e stimolante, che gli permise di esprimere al meglio le sue capacità di guidatore e allenatore. L’ippodromo “Le Mulina” divenne una delle sue basi operative, ma la sua carriera non si limitò certo a Firenze. Continuò infatti a gareggiare in numerosi ippodromi italiani, tra cui l’Arcoveggio di Bologna, il Sesana di Montecatini, oltre ai già citati impianti di Roma e Napoli. In ogni competizione, Fabbrucci dimostrava il suo talento e la sua profonda conoscenza del mondo dei cavalli, guadagnandosi rispetto e ammirazione nell’ambiente.Per onorare la sua memoria e il contributo dato all’ippica, per diversi anni si è disputato all’ippodromo del Visarno di Firenze il “Premio Dino Fabbrucci”, una competizione che celebrava le sue imprese e il suo lascito sportivo. L’ultima edizione di questa prestigiosa corsa si svolse in maniera del tutto speciale: l’intera giornata fu dedicata alla sua figura, con ogni gara intitolata a uno dei cavalli che lui, in veste di allenatore e guidatore, aveva condotto alla vittoria.Dino Fabbrucci rimane una figura indimenticabile nel panorama ippico italiano, un uomo che ha saputo trasmettere la passione per l’equitazione e le corse, lasciando un segno indelebile nella storia dello sport.

Dino Fabbrucci nacque il 7 novembre 1899 a Firenze, una città ricca di storia e cultura, dove trascorse i primi anni della sua vita. Crescendo, sviluppò una grande passione per il mondo dell’ippica, un settore che lo vide impegnato con dedizione e professionalità. La sua carriera lo portò a frequentare numerosi ippodromi, tra cui quello di Montecatini Terme, luogo in cui si recava regolarmente per allenare i cavalli in vista delle competizioni.La mattina del 14 marzo 1959, Dino Fabbrucci si trovava alla guida della sua automobile mentre rientrava proprio dall’Ippodromo di Montecatini Terme, dove era stato per preparare i cavalli con cui avrebbe dovuto gareggiare nella successiva giornata di corse. Purtroppo, durante il tragitto, fu vittima di un incidente, probabilmente dovuto a un improvviso malore. Soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale di Prato, non riuscì a sopravvivere alle conseguenze dell’incidente e morì lo stesso giorno.La targa attualmente è conservata dalla Figlia, Maria-Giulia Fabbrucci.

Giulio Fabbrucci all'ippodromo di San Siro a Milano. Alla sua destra, in secondo piano, un giovanissimo suo allievo, il fratello Dino.